Automatizzazione dell’utilizzo dei dati in azienda | Intervista a Salvo Panarello di Keix

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Nel lavoro quotidiano sul marketing capita spesso di concentrarsi su strumenti, piattaforme e risultati. Ma dietro ogni progetto ci sono sempre persone, visioni e modi diversi di interpretare i dati e la comunicazione.

Ho parlato con Salvo Panarello di Keix, per farmi raccontare la sua esperienza e la sua proposta per migliorare la gestione e l’interpretazione dei dati in azienda.

Partiamo dalle basi: cos’è Keix e quale problema nasce per risolvere?

Keix amo definirla il sistema nervoso aziendale, perché diventa qualcosa di vivo, attivo, reattivo, che può essere di grande supporto all’azienda. Diventa un valore aggiunto, rende bionica l’azienda.

Risolve fondamentalmente due problemi.

Il primo è quello della containerizzazione dei dati. Cioè i dati in azienda sono sparsi in varie applicazioni, in vari software, piuttosto che sui social e non si parlano tra loro. Questo, diciamo, sicuramente viene risolto dalla capacità, dall’intuito, dall’esperienza di chi fa impresa, di chi gestisce l’azienda in generale. Quindi mette a sistema questi dati e li fa parlare tra di loro.

L’altro è la capacità di poter gestire grosse quantità di dati. Quindi non c’è più, come mi è capitato nelle scorse settimane, di parlare con l’inglese della multinazionale o con il giapponese del settore metalmeccanico, che trimestralmente scaricano i dati dai vari software, dalle varie applicazioni li portano su Excel e lì provano a fare analisi.

Queste sono le due risposte immediate.

Questa cosa ha degli ulteriori vantaggi, perché permette di prendere decisioni, di automatizzare processi e risolvere una serie di questioni.

 

Oggi le aziende hanno tanti dati ma fanno fatica a usarli davvero: dove si blocca più spesso il processo?

Quello che ti dicevo, nella containerizzazione, hanno tanti dati e non li usano, e questo è il problema principale.

Quando facciamo gli assesment, quando parliamo con le aziende, nella migliore delle ipotesi, l’azienda utilizza un 20% dei dati. Utilizza il 20% dei dati che sono all’interno, come dicevo, delle varie applicazioni.

E soprattutto non usa quelli che sono i dati esterni, cioè tutti i dati sistema, i dati di mercato, l’inflazione, tutte le variazioni che possono venire dal macrosistema, che hanno delle ricadute particolarmente importanti, soprattutto nel medio e lungo termine.

Ad esempio, scopri dopo sei mesi che lo scenario in cui ti muovi è completamente cambiato perché non ne hai considerato i dati. Invece Keix permette di prendere in considerazione dati governativi o dati di mercato, come le borse.

 

In concreto, cosa cambia per un’azienda che inizia a usare Keix?

Cambiano parecchie cose. Il dato è streaming, quindi è un dato dinamico. Ogni giorno, ogni ora, a seconda del turnover che hanno i nostri dati, possiamo avere degli aggiornamenti.

Possiamo impostare degli alert, quindi definire quelli che sono i segni parametrici e farci mandare degli alert in situazioni che possono essere particolarmente vantaggiose, legate al lancio di un prodotto piuttosto che di una campagna di advertising. Oppure alert nel caso in cui si dovessero creare delle situazioni di potenziale difficoltà. Lavoriamo sul forecast, quindi siamo in grado anche di prevedere quello che succederà mettendo insieme i dati che vengono dalle diverse fonti.

Questo è il inquadro generale. Un altro vantaggio è quello di automatizzare il processo.

Keix è un SaaS pensato per scalare sotto due punti di vista. Uno è quello della privacy, nel senso che i dati rimangono in azienda: la piattaforma fa delle chiamate ai dataset aziendali, quindi non devono essere spediti, c’è piena compliance al GDPR. L’altro è che ci permette di scalare, di ampliare, di modulare quello che è il servizio sulla base delle necessità dell’azienda.

 

Guardando avanti, come cambierà il modo in cui le aziende lavorano sui dati nei prossimi anni?

Diciamo che ci sono due grandi tendenze.

Una è quella della circolarizzazione dei dati. Nel senso che i dati messi al sistema generano altri dati, quindi ci sono delle situazioni in cui il dato diventa parte integrante del sistema.

Ecco perché parlavo di sistema nervoso. Perché se la nostra mano o i nostri occhi ci danno una sensazione, una percezione, il nostro corpo può reagire in maniera anche inconsapevole, automatica. Questa è una grande tendenza.

L’altra è il sempre maggiore utilizzo di tecnologie multi-agentiche, che ci permetteranno di automatizzare i processi, supportare le decisioni. L’azienda diventerà bionica. Fondamentalmente avrà un grande impatto sull’azienda, sui processi, lasciando però sempre al decisore la valutazione. Cioè avrà più informazioni, cosa che in questo momento per esempio manca.

Una delle cose che ci dicono le aziende è che sì, è vero, i dati ci sono, ma quando noi dobbiamo prendere una decisione, dobbiamo attivarci una settimana prima, quindici giorni prima per mettere insieme tutti i dati, analizzare. Invece il dato a sistema, il dato che puoi consultare diventa una commodity. Il 90% dei dati oggi disponibili sul pianeta non si è prodotto negli ultimi 18 anni, ma negli ultimi 18 mesi.

Quindi il dato diventa commodity. Il fatto di avere il dato a sistema in streaming accelera i processi decisionali, che siano interni all’azienda, che siano legati al mondo della consulenza, ci permettono di dare valore al lavoro umano. Quindi non sminuisce, ma anzi migliora quella che è la capacità previsionale, quella che è l’attività di consulenza.

La visione è questa. L’uomo, in qualche modo, si riposiziona e sale di livello rispetto alle AI, cioè rimane comunque il valutatore, il decisore.

Oggi valgono molto di più le soft skills rispetto alle hard skills. Adesso la capacità tecnica viene molto affidata alla macchina, mentre l’uomo deve avere capacità di analisi, capacità critica, missione.

Ci sono tutta una serie di cose rispetto alle quali allenarci per lavorare in simbiosi con le AI.

 

Contatta Salvo Panarello: https://www.linkedin.com/in/salvo-panarello/

Scopri di più su Keix: https://keix.com/

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